L’inesistente verosimile

Il Cavaliere Inesistente di Italo Calvino (Einaudi, 1959)

Il romanzo di Italo Calvino pubblicato nel 1959 da Einaudi contiene certamente i tratti caratteristici dell’autore, ovvero stile ben definito, senso dell’umorismo, interesse per temi sociali, politici o filosofici. A distinguere “Il cavaliere inesistente” dagli altri romanzi, una caratteristica esclusiva: si tratta di un divertissement. Lo speciale senso dell’umorismo di Calvino impregna molta della sua narrativa, in tutti i romanzi tende comunque ad essere un componente subordinato all’espressione di un’idea “superiore”. Nella narrazione del “Cavaliere inesistente” il senso dell’umorismo si pone invece come un fattore centrale, come fine e non mezzo, proprio come ebbe e commentare l’autore stesso nella pubblicazione I nostri antenati, uscita nel 1960, dove è compresa la “Trilogia araldica”, cioè i tre romanzi Il visconte dimezzato, 1952, Il barone rampante, 1957 e Il cavaliere inesistente, 1959.

Nello studio delle tecniche di scrittura si raccomanda all’aspirante scrittore di evitare come la peste il “possibile inverosimile”, pasticcio ingestibile e spesso segno di una cattiva gestione delle trame secondarie, funzionali alla trama principale. Con il suo Cavaliere inesistente Calvino riesce invece a fare praticamente il contrario, ovvero a rendere verosimile l’impossibile. Il lettore infatti arriva ad assimilare e accettare tranquillamente e in poche righe un personaggio inconsistente fisicamente e cioè l’armatura vuota di Agilulfo. Il cavaliere inesistente agisce con precisa determinazione e funge da meccanismo che mette in moto tutta una serie di personaggi e trame, tra cui il vero protagonista della storia.

L’autore ci situa nella storia attraverso un inizio descrittivo in cui non viene presentata alcuna azione, né viene introdotto alcun personaggio. Non siamo in un ambito di romanzo storico, ma la semplice citazione di Carlo Magno ci fornisce tutto il contesto utile per immaginare i personaggi e comprendere le veloci pennellate con cui la scena è dipinta.

I personaggi principali sono fondamentalmente sette e vengono presentati con una sequenza di scene; Agilulfo, il cavaliere inesistente è colui che lotta contro le incertezze e il caos inerente nell’esistenza. In vari passaggi è colto mentre si diletta in attività di precisione, se interrogato, fornisce sempre e comunque istruzioni precise. Rambaldo, secondo Calvino stesso, è il vero protagonista della storia, è il giovane idealista e focoso che vede puntualmente scardinati i dogmi che lo spingono a entrare in guerra. Gurdulú, personaggio senza mezze tinte, spazia dalla confusione verbale più assoluta all’inusuale profondità di pensiero; peculiare è il fatto che viene ribattezzato con nomi differenti a seconda del contesto in cui trova; Carlo Magno lo affibbia come aiutante ad Agilulfo e i due opposti sono costretti a venire a patti. Segue la presentazione della narratrice, tale Suor Teodora, la quale dubita della propria saggezza di voce narrante essendo lei suora di clausura e quindi poco conoscitrice del mondo (ulteriore inverosimiglianza che potrebbe far traballare i pilastri della storia!). Appare dunque Bradamante, abile guerriera e personaggio autonomo che diventa immediatamente oggetto del desiderio da parte di Rambaldo, tra lo scherno degli altri cavalieri. Entra in scena quindi Torrismondo, che avrà un ruolo decisivo alla fine della storia. Nel capitolo successivo la protagonista è Priscilla e la conclusione spetta quindi a Sofronia.

Si nota dunque che i personaggi non si sovrappongono, ma vengono presentati in una sequenza di scene-ritratto che ne giustificano comportamenti attuali e passati. A queste scene se ne alternano altre dedicate esclusivamente all’azione in cui i personaggi presentati si muovono con maggiore intensità. È notevole l’assenza di evoluzione dei personaggi, per cui il romanzo è in verità la cronaca delle loro interazioni; non abbiamo dunque la classica struttura di eroe+conflitto+evoluzione e l’unico ad avere un’evoluzione è proprio Torrismondo a cui viene affidata la missione di concludere la storia con la riflessione, riferita a Gurdulù: “– Imparerà anche lui… Neppure noi sapevamo d’essere al mondo… Anche ad essere si impara…”. (continuerà)

 

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Foto di copertina di Nik Shuliahin su Unsplash

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